Posts Tagged ‘privacy’

Obama e l’ Internet ID

Sembra abbia inizio il programma National Internet ID per schedare digitalmente gli utenti della rete fortemente voluto dall’amministrazione Obama. In pratica, ogni cybernauta, per la sicurezza del web, sarà fornito di una sorta di carta d’ identità creata ad hoc per l’ accesso al web. Subito le prime critiche e i motivi sono ovvi: il segretario al Commercio USA Gary Locke, in una conferenza stampa, si è affrettato a negare il pericolo che una simile misura, nel caso venisse adottata, possa costituire uno strumento di controllo da parte del governo. Resterà da vedere se l’iniziativa avrà un seguito, sottolineando che si tratterebbe di un’ operazione davvero enorme e soprattutto non facile da portare a termine. Inoltre i problemi potrebbero essere numerosi: nel caso questo identificativo fosse sottratto ad un soggetto ed utilizzato per altri scopi? Inoltre si dovrebbe modificare le dinamiche anche dei semplici Internet Cafè, che saranno costretti ad uno specifico controllo…forse bisognerebbe prima fare un buon bilancio dei pro e dei contro, prima di avventurarsi in un’ operazione fallimentare.

La censura in Tunisia

L’Agence tunisienne d’Internet (ATI, Agenzia tunisina di Internet), il principale Internet provider del Paese è accusato di registrare, senza il consenso degli utenti, gli username e le password per i servizi Yahoo!, GoogleFacebook. Lo dice un articolo del magazine Tech Herald che, dopo aver intervistato degli esperti, giunge alla conclusione che l’ATI utilizzerebbe un linguaggio javascript per piratare queste informazioni.

Dopo il suicidio di Mohamed Bouazizi a Sidi Bouzid lo scorso 17 dicembre moti spontanei sono scoppiati nel Paese: i manifestanti hanno usato i social network (soprattutto Facebook) per comunicare e, in risposta, la polizia ha iniziato un vero attacco informatico. Blogger arrestati, conti bloccati, siti oscurati: è la guerra contro quello che i manifestanti chiamano ”Ammar”, l’apparato di censura dello Stato.

Facebook in Tunisia conta 2milioni di utilizzatori, su una popolazione di 10 milioni. Siti come You Tube e Daylimotion non sono accessibili e su Facebook la popolazione ha potuto far girare dei video e delle gallerie foto delle manifestazioni. Alcuni esempi quiqui e ancora qui.

La Tunisia è classificata tra i “nemici di Internet” da Reporter sans Frontierer per il filtraggio del web che viene applicato quotidianamente nel Paese.

Fonte: http://www.agoravox.it

Problemi di privacy per Apple e Pandora


Una denuncia è stata depositata a San Jose (California) contro Apple, Pandora, Dictionary.com ed altri gruppi perchè con le loro pratiche avrebbero consentito il tracciamento degli utenti su iOS (iPhone, iPad). Alla base di questa denuncia vi è il numero identificativo univoco denominato UDID (Unique Device Identifier), un codice con il quale che caratterizza ogni singolo iPhone. Le applicazioni sono in grado di accedervi e quando questo codise viene trasferito a gruppi terzi, ad esempio un advertiser, si crea una sorta di cookie perenne che permette un tracking continuo e silenzioso. La colpa dovrebbe essere quindi di chi fa le applicazioni, ma le implicazioni per la Apple sono evidenti: quest’ ultima consente la diffusione di questo tipo di app, gli sviluppatori le creano e gli advertiser pagano tutti. Una fonte di guadagno niente male per l’ Apple considerando tutti i dispositivi in circolazione.

iPhone e Android sono spioni!

Ormai le famose app sono conosciute da tutti. Piccole applicazioni acquistabili per pochi euro, ma anche gratuite, che permettono di rendere più funzionale il terminale che stai usando. Le più famose le troviamo nell’ App Store e nell’ Android Market, utilizzati da milioni di utenti. L’ autorevole Wall Street Journal però ci mette sull’ attenti: l’atteggiamento di Apple e Google nella gestione delle apps e nell’interazione con i terminali non è del tutto trasparente. Infatti, sono stati trovati alcuni software spioni che sono in grado di copiare i dati personali dell’ utente per inviarli a società terze, le quali a loro volta le utilizzano per campagne pubblicitarie o per analisi statistiche. Da una prima analisi ben 101 apps spione sono state trovate: 56 forniscono il numero seriale del telefono cellulare in cui sono installate, mentre 47 trasmettono direttamente la posizione GPS. Una grave violazione della privacy che le case produttrici dovranno spiegare.

AgCom e la pirateria

Si annunciano misure più severe per punire chi non rispetta il diritto d’autore con pesanti sanzioni e la messa offline di siti ritenuti dannosi. In una nota diramata da Confindustria si legge il nuovo provvedimento che dovrebbe porre fine alla pirateria digitale in ogni sua forma. Si parla addirittura del blocco dei siti illegali.

Enzo Savarese, commissario dell’AgCom ha però assicurato che “Non è quella di replicare la famigerata legge francese Hadopi”. L’ Italia vuole semplicemente colpire i siti internet palesemente illegali lasciando di fatto, gli utenti al sicuro. Una legge ispirata a quella dei 5 punti americani: il sito illegale viene prima richiamato con un avvertimento con il quale si richiede la cancellazione del materiale pirata. Se entro 48 ore non la richiesta non viene ottemperata, le authority possono intraprendere i passi legali. Per questo motivo, queste nuove leggi che vengono decantate a nuovo baluardo contro la pirateria sembrano tutt’ altro che efficaci…di fatto il compito della segnalazione di siti illegali spetta alle authority, che per ottenere risultati dovranno scandagliare personalmente le reti. Si parla della compilazione di una lista di siti illegali già noti e il punto più caldo è quello che porta nel campo della lotta anche gli Internet Provider. La richiesta avanzata dall’ AgCom implicherebbe un obbligo per i provider di rilasciare i dati di navigazioni degli utenti, di utenti privati, cosa che quindi per il momento sembra molto lontana considerando il pieno disaccordo di tale pratica con la privacy.
Si legge anche: “I soggetti che non ottemperano agli ordini e alle diffide dell’Autorità, impartiti ai sensi della presente legge, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire cinquecento milioni”, a prevederlo è il comma 31 della legge 249 del 1997…naturalmente con conversione in euro degli importi e salvo modifiche successive.
Nei prossimi 60 giorni, la legge sarà sottoposta a consultazione pubblica per poi divenire legge.

Facebook con riconoscimento facciale?

Detto così vien da pensare: “Ma che bella idea!” o magari “Che idea figa!” e potrei continuare all’ infinito, ma qui invece non c’è affatto da scherzare…
Prima di arrivare al nocciolo della questione, vi spiego un po’ il perchè di questo titolo. Gira in rete la notizia che ben presto Facebook, tra le sue tante novità, introdurrà il riconoscimento facciale per i tag automatici.

Diventerà in pratica un social intelligente in grado di riconoscere il viso di una persona e associarle il nome corrispondente. Il portale sarà presto in grado di identificare in modo automatico i vari volti delle persone presenti all’interno delle fotografie caricate sui suoi server. Quindi avranno un gigantesco archivio nelle quale, non solo ci sono il nostro nome e magari altre info, ma adesso salvano pure il nostro aspetto e la nostra faccia! E un minimo di privacy in tutto ciò no eh? Si ok, molti diranno è un “social network” cosa ti aspetti? Ma invece no! Può essere sociale quanto vuole ma fino ad un certo punto. Inoltre per il momento si dice che la funzione non potrà essere disabilita! Quindi oltre al danno, la beffa. Speriamo che Facebook rivedrà un pò queste nuove trasformazioni che intende fare.

Esame Stallman per Chrome OS: bocciato


Pareri molto duri dal creatore del progetto GNU-LInux Richard Stallman, che assieme a Paul Buchheit, attacca Chrome OS. Egli ha definito il Cloud Computing la peggiore delle stupidità e si dice ansioso di vedere come Chrome OS porterà gli utenti a condividere i propri dati personali su Internet senza alcun controllo. Quindi le sue preoccupazioni peggiori sono tutte relative all’ aspetto privacy in quanto i dati personali archiviati sui server dell’azienda di Mountain View possono essere accessibili solo online e quindi esposti anche a minacce informatiche. Google risponde affermando l’ esatto contrario: il cloud computing è definito come una delle modalità più sicure per memorizzare i propri dati, oltre ad avere numerosi vantaggi in termini di accessibilità.
Paul Buchheit, ha apertamente dichiarato che il nuovo Google Chrome OS non avrà vita lunga. Sul social network FriendFeed, servizio da lui creato e adesso proprietà Facebook, ha scritto: “La mia previsione è questa: Chrome OS morirà entro l’anno prossimo o, fino ad allora, si sarà fuso con Android”.

I messaggi di Facebook e il furto d’ identità

Sophos lancia l’allarme: Facebook Messages mette è a richio furto di identità. La società di sicurezza informatica ritiene che il nuovoservizio di messaggistica on line di Facebook rende gli utenti più esposti alla sottrazione di identità da parte degli hacker, i pirati informatici.

Questi nuovi sistemi – ha avvisato Graham Cluley, consulente per la tecnologia di Sophos - aumentano la superficie vulnerabile sulla piattaforma di Facebook. Gli utenti devono sapere che che Facebook memorizzerà in un archivio tutte le loro comunicazioni.

Quindi attenzione a ciò che scrivete e soprattutto che Facebook si metta a lavoro per dare maggior sicurezza, visto che in questo periodo i problemini con la privacy ci sono stati e non pochi…social network si, ma nessuno vuole i propri dati in mano a terze persone.